COMITATO NO DISCARICA PIANOPOLI

Interrogazione a risposta in commissione 5-02578

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-02578
presentato da
PARENTELA Paolo
testo di
Lunedì 7 aprile 2014, seduta n. 206

PARENTELA e NESCI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
la discarica di Pianopoli, situata in Calabria tra i comuni di Gallù e Carratello è, al momento, l’unica discarica funzionante della regione; chiusa per diverso tempo nelle scorse settimane ha riaperto in questi giorni la sua attività che, di fatto, sopperisce allo smaltimento dei rifiuti per tutta la regione;
la discarica, infatti, ha una volumetria complessiva di 500.000 metricubi e dalla sua riapertura, a fine marzo 2014, vengono conferiti circa 600 tonnellate al giorno di rifiuti;
l’emergenza ambientale in Calabria si aggrava in maniera esponenziale, nonostante i diversi anni di commissariamento (1997-2013): cumuli di rifiuti si trovano ai bordi delle strade e anche nei pressi di abitazioni e scuole creando disagi e comportando potenziali rischi alla salute umana;
sulla discarica di Pianopoli, sin dalla sua costruzione – avviata nel 2005 – e su più fronti sono stati sollevati numerosi dubbi e sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione al fine di avviare una verifica più puntuale sulla scelta del sito ed un coinvolgimento nella decisione delle popolazioni interessate;
pare, infatti, che in merito al sito scelto per l’ubicazione della suddetta discarica esistano documentazioni diverse e contrapposte sulla natura idrogeologica dell’area e a tale proposito, sembra, non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo dottor Giulio Riga che accompagna il piano regolatore del comune di Pianopoli; addirittura, agli interroganti risulta che la relazione geologica che accompagna la richiesta di autorizzazione della discarica ometta di segnalare la presenza di un pozzo sul terreno interessato e di numerosi altri pozzi nella zona;
il progetto, non prevedeva inizialmente il recupero, a fini energetici, di gas prodotti dalla discarica, e non teneva conto che a meno di 700 metri dalla sua collocazione scorre il fiume Amato, a 100 metri il fiume Grotte e a pochi chilometri di distanza ci sono alcuni serbatoi e pozzi da cui si ricava l’acqua potabile che serve l’intero circondario e che potrebbe essere stata seriamente contaminata dalla discarica ad oggi quasi satura;
la discarica dista poco più di un chilometro dal territorio di Serrastretta e meno di 3 chilometri dagli agglomerati urbani delle frazioni Cancello, Nocelle, Pantanelle e Salice, che interessano complessivamente una popolazione di circa 700 abitanti;
i possibili rischi e disagi ambientali che si producono sul territorio del comune di Serrastretta possono essere così sintetizzati: esposizione a gravi rischi per la salute per le popolazioni di Pantanelle, Nocelle, Cancello e Salice, connessi alla presenza di rifiuti potenzialmente pericolosi nell’invaso o alla fuoriuscita di biogas; inalazione di gas di scarico, particelle sottili prodotte dalla movimentazione dei rifiuti, particolato (pm10) e altre sostanze la cui continua esposizione potrebbe causare problemi alle vie respiratorie e circolatorie; rischio di inquinamento delle falde acquifere con potenziali danni all’agricoltura e conseguentemente alla salute umana; deturpazione del patrimonio paesaggistico; svalutazione dei terreni agricoli ed edificabili;
in particolare l’area individuata dalla Eco-inerti per la costruzione della discarica è parte integrante di una zona sismica di 1a categoria e quindi, l’autorizzazione contrasterebbe con le norme dettate dal decreto legislativo n. 36 del 13 gennaio 2003;
la discarica non aveva una strada d’accesso, di fatto si percorreva il torrente grotte per circa 500 metri per poi accedere al sito. Solo dopo alcune denunce e successivi sequestri viene chiesto alla provincia di Catanzaro l’autorizzazione per la costruzione di una strada d’accesso, richiesta irrituale in quanto la suddetta strada attraverserebbe un corso d’acqua;
per far fronte all’emergenza rifiuti in regione Calabria relativamente alla gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU), il 17 luglio 2009 è stato presentato un progetto di ampliamento dell’impianto di smaltimento, per una capacità pari a 800.000 metricubi; con tale ampliamento la discarica di Pianopoli raggiungeva una capacità totale pari a 1.295.000 metricubi;
dal 1o gennaio 2012 la società Eco Inerti, titolare dell’Aia per l’ampliamento dell’impianto, si è fusa per incorporazione nella società controllante Daneco, alla quale è stata volturata l’Aia con DDG n. 6620 del 14 maggio 2012;
attualmente i vertici della Daneco impianti srl sono sottoposti a provvedimento di custodia cautelare nell’ambito dell’indagine «black smoke» relativa all’aggiudicazione della bonifica del sito di interesse nazionale (SIN) di Pioltello e Rodano, pur non avendo i necessari requisiti e la declassificazione dei rifiuti da pericolosi a non pericolosi, agevolando lo smaltimento dei materiali in siti di proprietà; tale provvedimento potrebbero ripercuotersi proprio sulla Calabria poiché si sta verificando che i rifiuti pericolosi dell’ex area Sisas siano finiti anche negli altri impianti della Daneco come quelli calabresi. Nell’ordinanza c’è un unico riferimento, proprio alla discarica di Pianopoli;
in data 10 maggio 2013, il presidente della regione Giuseppe Scopelliti ha firmato l’ordinanza n. 41 del 10 maggio 2013, che consente di conferire i rifiuti solidi urbani nel territorio della regione Calabria senza il preventivo trattamento previsto; ciò avviene oggi anche nella discarica di Pianopoli –:
se, in base a quanto esposto in premessa e alle criticità riscontrate nella discarica di Pianopoli sin dalla sua progettazione, non ritenga opportuno verificare agli atti le azioni avvenute nel periodo di commissariamento della regione per l’emergenza rifiuti, anche relativamente alla possibilità di ampliamento del sito;
se, relativamente all’indagine che vede coinvolti i dirigenti della Daneco nel traffico e smaltimento illecito di rifiuti, ipotizzando tra l’altro lo smaltimento di rifiuti pericolosi nella discarica di Pianopoli, intenda disporre ulteriori accertamenti e controlli sul sito, ai sensi dell’articolo 195, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
se sia stata assunta un’iniziativa diretta a verificare se la citata ordinanza n. 41 del 2013 possa esporre l’Italia a una procedura di infrazione. (5-02578)

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