COMITATO NO DISCARICA PIANOPOLI

Traffico di rifiuti, arrestati i vertici della Daneco

Terremoto giudiziario a Milano: in manette i vertici della società Daneco con le pesanti accuse di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione e attività finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Il Tribunale di Milano ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per Francesco Colucci, presidente del consiglio di amministrazione della società Daneco Impianti srl e Bernardino Filipponi, amministratore dell’azienda che in Calabria gestisce la discarica di Pianopoli e l’impianto di Alli. In cella è finito anche il catanzarese Luigi Pelaggi, dirigente del ministero dell’Ambiente.
L’indagine denominata “Black Smoke” eseguita questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Milano, congiuntamente ai gruppi di Treviso, Roma e Napoli e con il supporto dei Comandi provinciali di Milano, Roma e Napoli, giunge a conclusione dell’attività investigativa avviata nel 2011 che ha interessato il sito di bonifica di interesse nazionale di Pioltello e Rodano – polo chimico industriale – dove, nel 2004, il ministero dell’Ambiente aveva autorizzato in via provvisoria e con urgenza l’avvio dei lavori relativi al progetto di bonifica con lo smaltimento in impianti autorizzati di tutto il nero fumo contenuto nella discarica denominata ex Sisas. In particolare, da quanto emerso, la società Sadi Servizi Industriali spa, aggiudicataria del primo appalto da 143 milioni di euro, ha presentato inizialmente agli enti competenti il piano attuativo della bonifica in cui ha copnfermato la classificazione dei rifiuti e la presenza del nerofumo. A seguito di procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea nei confronti dell’Italia per la mancata bonifica del sito, la presidenza del consiglio dei ministri ha nominato quale commissario delegato per l’esecuzione di ogni necessaria iniziativa finalizzata alla prosecuzione e al completamento delle attività di Luigi Pelaggi, il quale ha redatto una relazione in cui era illustarto lo stato dell’area e delle operazioni di bonifica da far svolgere alla nuova società aggiudicatrice dell’appalto, una volta ritiratasi la Sadi, ossia la Daneco.
Le indagini condotte dalla Dda di Milano avrebbero dimostrato come i titolari della Daneco, Colucci e Filipponi, corrompendo il commissario delegato con la somma di 700mila euro, avrebbero ottenuto illegittimamente l’aggiudicazione della bonifica del sito pur non avendo i necessari requisiti e la declassificazione dei rifiuti da pericolosi a non pericolosi, agevolando lo smaltimento dei materiali in siti di proprietà. Tali condotte sarebbero state condotte con l’apporto di Fausto Melli e Luciano Capobianco, responsabili della Stazione appaltante – Sogesid spa, società partecipata dal Ministero dell’Ambiente, nonché del consulente Claudio Tedesi, che omettevano le opportune verifiche sulla regolarità delle operazioni di smaltimento.
Agli arresti domiciliari sono finiti: Fausto Melli, membro del Cda della Sogesid spa, all’epoca dei fatti direttore dei lavori e responsabile per la sicurezza del cantiere realizzato nel sito; Luciano Capobianco, membro del Cda della Sogesid spa, all’epoca dei fatti direttore operativo del cantiere; Claudio Tedesi, all’epoca dei fatti consulente tecnico del commissario straordinario, nonché il deferimento in stato di libertà di ulteriori 38 persone per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti: tra questi, funzionari pubblici e titolari di società operanti nel settore del movimento terra e del ciclo dei rifiuti. L’attività, coordinata dalla Dda di Milano ha portato gli inquirenti anche nelle sedi Arpa di Brescia e Milano, l’Istituto superiore di Sanità ed il ministero dell’Ambiente a Roma.
LE RIPERCUSSIONI IN CALABRIA Le indagini del Noe sembrano tutt’altro che terminate, si cerca di verificare se i rifiuti pericolosi dell’ex area Sisas siano finiti anche negli altri impianti della Daneco come quelli calabresi. Nell’ordinanza c’è un unico riferimento alla discarica di Pianopoli, pronta per essere nuovamente ampliata. E’ l’amministratore della Daneco a parlarne al telefono. Ma a preoccupare ancora di più è la notizia contenuta nel provvedimento del gip che la Prefettura di Milano avrebbe emesso da tempo una segnalazione sulla Daneco impianti e su alcune ditte socie già raggiunte da interdittiva antimafia. Attualmente gli impianti di Pianopoli e di Alli reggono in piedi il sistema di smaltimento di rifiuti in Calabria. Dopo gli arresti di oggi il rischio di un “collasso” si fa sempre più concreto

Fonte: corrieredellacalabria.it

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