Circa un anno fa, sulla scia di quanto denunciato negli anni precedenti, presentammo un dossier in cui denunciammo lo stato di degrado ambientale in cui versava l’area industriale lametina e nella fattispecie gli impianti di depurazione, i canali di scolo interno e l’area fociale del torrente Turrina.
Fummo attaccati duramente dall’ASICAT e dalla De.Ca. Srl – la società che gestisce il depuratore consortile – ed addirittura minacciati di querela per diffamazione.
Oggi, a distanza di pochi mesi dalla data di pubblicazione del nostro dossier, l’Espresso pubblica i dati forniti dalla Commissione Europea sulle città che non posseggono un idoneo sistema depurativo delle acque e che dal 1° gennaio 2016 potrebbero essere oggetto di salatissime multe (fino ad un massimo di oltre 700 mila euro).
Ovviamente Lamezia Terme è in pole position assieme ad altri 21 comuni calabresi. Continua a leggere
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Resoconto assemblea di Maida
La manifestazione si terrà a Crotone, città simbolo della devastazione e dei disastri ambientali: mega discariche, la vergognosa vicenda della Pertusola, trivellazioni dell’ENI, Centrali a Biomasse di Cutro, ecc…).
Il corteo attraverserà i tanti luoghi del crotonese dove, in questi anni, si sono perpetrati i peggiori crimini contro l’ambiente e la salute dei cittadini.
L’evento di Crotone chiude un importante ciclo di iniziative di lotta e di mobilitazione avviate con la campagna MO BASTA! lanciata in occasione dei referendum su acqua e nucleare.
L’assemblea provinciale ha visto la partecipazione di numerose associazioni e comitati ambientalisti che in questi anni hanno condotto vertenze in difesa del territorio e dei beni comuni: centrale a turbogas di Maida, discarica di Pianopoli ed Alli, eolico selvaggio, depurazione ed inquinamento marino, privatizzazione del servizio idrico integrato e biomasse, questi sono stati principalmente le vertenza sulle quali i vari comitati presenti si sono confrontati proponendo forme sinergiche di collaborazione e sostegno alle lotte.
Centrale nel dibattito è stata la richiesta unanime della fine del commissariamento all’emergenza rifiuti, pur consapevoli che la chiusura dell’ufficio del commissario non porta via con se l’emergenza rifiuti, gli interessi del notabilato calabrese e della ‘ndrangheta, ma certamente sarà un primo passo per ricondurre nei civici consessi la discussione e soprattutto le responsabilità politiche.
La necessità di una gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti diventa prioritaria per allontanarne l’onta della ‘ndrangheta e dei tanti speculatori che in questi anni hanno fatto le proprie fortune con discariche ed inceneritori. Tutto ciò non può che partire dalla fine del regime commissariale (ormai inutilmente in piedi da oltre 14 anni) ed il simultaneo avvio della raccolta differenziata porta a porta inserita in un programma più vasto di rifuti zero.
Essere presenti a Crotone il 12 Novembre, diventa pertanto un occasione importante per rivendicare con forza e chiarezza la Fine del Commissariamento all’Emergenza Rifiuti in Calabria e riprenderci il nostro territorio divenuto negl’anni terra di facili conquiste.
TORNIAMO A DECIRE NOI
IL 12 NOVEMBRE TUTTI A CROTONE!
Il mare di Curinga e l’eutrofizzazione
Situazione mare in località Cafarone
Quanto visto nella giornata del 24 agosto sulle spiaggia e, soprattutto, nel mare del Cafarone è stato veramente disgustoso. Il degrado comincia sulla via d’accesso alla spiaggia dove i pochi cassonetti collocati nei pressi del torrente sono circondati da rifiuti di ogni tipo, anche ingombranti, oltre alla fitta vegetazione. Si arriva sulla strada sterrata e la situazione cambia poco. Spazzatura, buste, bottiglie. L’unica “isola felice” sembra essere solo la spiaggia, abbastanza pulita. Cosa che di certo non può dirsi dell’acqua. Erano circa le 16 quando hanno iniziato a galleggiare nel verde dell’acqua (forse dovuto alle alghe presenti in abbondanza in questa zona) buste, sacchetti, pezzi di plastica, plastica tritata e le immancabili bollicine verdi. Abbiamo fatto due passi sulla riva per fotografare quanto stiamo descrivendo e abbiamo fatto due chiacchiere con alcuni bagnanti i quali ci hanno raccontato che, se la mattina l’acqua sembra essere pulita, ogni pomeriggio si presenta la stessa situazione. Non commentiamo quello pseudo lungomare perché sappiamo che ancora non è completo, ma il resto del mare di Lamezia versa in pessime condizioni. Non si interviene sulla pulizia del fiume e della pineta, non si interviene sulla pulizia dell’acqua, non si controlla, soprattutto, chi scarica in mare fogna e plastica. Non si interviene nemmeno in Località Ginepri dove da anni, nonostante le lamentele degli abitanti del posto, la fogna continua a straripare e i liquami fuoriescono dai tombini. Chi può permettersi la vacanza va altrove, chi invece non può deve accontentarsi di fare, ancora, il bagno nella merda.
Collettivo Altra Lamezia
Area industriale Ex Sir una bomba ecologica
Nonostante le continue denunce delle associazioni e dei movimenti ambientalisti e i sequestri da parte della Procura di Lamezia, la situazione depurativa nel Lametino continua ad essere drammatica.
Un nostro sopralluogo effettuato il 25 aprile nei pressi della piattaforma depurativa nell’Area Industriale ha riportato alla luce una situazione ambientale fortemente compromessa.
La colorazione e l’odore delle acque sversate a mare, proveniente dalla piattaforma depurativa della Deca Srl (società che comunque ha in mano da poco la piattaforma), non è per nulla rassicurante.
Nello stesso canale dove viene immessa l’acqua proveniente dall’impianto di depurazione, i depositi di fanghi – se pur ridotti di quantità rispetto a quelli che denunciammo tempo fa – sono ancora ben visibili e il cattivo odore (unito a quello proveniente dall’impianto di trattamento dei rifiuti della Daneco) risulta insopportabile.
Continua inoltre a versare in uno stato gravissimo il canale di scolo proveniente dall’area industriale: se pur interrotto (almeno sembra…) lo sversamento di acque reflue probabilmente industriali, il liquido oleoso, nerastro e maleodorante continua ad essere presente nel canale; canale che, sostanzialmente, sversa direttamente a mare senza nessun trattamento disinquinante.
Si notano soltanto tracce di recenti interventi di “contenimento” delle sostanze inquinanti consistenti in piccoli sbarramenti in sabbia del tutto inutili a contenere l’infiltrazione dell’inquinante sia a valle degli sbarramenti che nei terreni sottostanti, visto appunto le condizioni di degrado strutturale in cui versa lo stesso canale.
Sembra inoltre che i fanghi asportati dal fondo del canale vengano poi depositati ai bordi dello stesso e lasciati essiccare al sole, permettendo l’infiltrazione del percolato nei terreni circostanti.
Il canale – vogliamo ricordarlo – costeggia per diversi centinaia di metri il confine dell’area industriale ma è, in buona sostanza, adiacente al bosco litoraneo e quindi alla spiaggia: chi sosta nella pineta o si trova sulla spiaggia (erano in tanti a trascorrere la pasquetta tra la pineta e la spiaggia…) viene inevitabilmente allertato dall’odore nauseabondo.
Questa zona, inoltre, è morfologicamente pianeggiante ma, stranamente, percorrendo l’area verso l’arenile, improvvisamente, ci si imbatte in delle “dune” oramai ricoperte da una verde e lussureggiante vegetazione.
Basta scavare pochi centimetri per capire che non si tratta di dune di sabbia ma di materiale che ha la consistenza del fango secco: il nostro dubbio è che si tratti dei fanghi prodotti dai processi di depurazione delle acque reflue del vicino impianto di depurazione e che negl’anni sono stati ammassati nei pressi della spiaggia; il dubbio diventa sempre più forte quando ci si accorge che di queste “dune” ne è piena l’intera area!
Non sono diverse inoltre le condizioni in cui versa l’intero arenile che ovviamente risente della devastazione ambientale perpetrata nell’immediate sue vicinanze.
A parte il pontile ormai parzialmente crollato (ma che continua ad essere ritrovo di pescatori che circolano e sostano liberamente sotto la struttura pericolante) e l’impianto di maricoltura spiaggiato, abbiamo riscontrato in acqua la presenza di plastica nera del tipo utilizzata in agricoltura per la pacciamatura e per contenere le piantine nei vivai.
Sulla vicenda depurativa pochi mesi fa anche la Procura si è pronunciato affermando in sostanza che i danni ambientali sarebbero causati da ragioni tecniche legate ad un errore di progettazione dell’ormai obsoleto impianto che non riesce a trattare le acque reflue provenienti dall’intero comprensorio lametino (circa 130.000 abitanti), ma anche dall’inadeguata gestione delle imprese che negli’anni si sono avvicendate sull’impianto lasciando operai senza salario per mesi e con risultati pessimi rispetto alla qualità del servizio di depurazione.
Nonostante tutto, ancora stenta a decollare la ristrutturazione e l’adeguamento della piattaforma depurativa: solo lo scorso 14 marzo è stata indetta la conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto definitivo della nuova piattaforma presentato dalla società Deca Srl.
Dopo ripetuti e fallimentari tentativi di gestione privata della depurazione ancora, dunque, si ripercorre la stessa strada affidando ad un soggetto privato la progettazione, la realizzazione e la gestione della nuova piattaforma!
D’altronde nonostante la questione depurativa non sia più sotto il “controllo” del Commissario Delegato all’emergenza ambientale, la Regione Calabria ha reputato opportuno procedere alla cancellazione dei 5 ATO (che in teoria dovrebbero gestire il sistema idrico integrato) a partire dal 1 luglio 2011 approvando a dicembre un articolo, il 47, contenuto nella legge di bilancio regionale con l’intenzione del tutto evidente di consegnare l’intero sistema del Servizio Idrico Integrato – depurazione compresa quindi – alla Sorical, la società mista pubblico-privata che si occupa attualmente degli acquedotti calabresi, proprietà al 53,5% della Regione Calabria e al 46,5% di Veolia, il colosso francese che sta facendo grossi affari in terra calabra speculando sulle nostre acqua.
Il quadro generale, quindi, è abbastanza inquietante e l’intera area industriale lametina (che ricordiamo essere per estensione la più grande del Mezzogiorno) versa in una condizione di degrado ambientale impressionante.
E’ necessario quindi agire con urgenza e pertanto chiediamo un intervento immediato all’ASI e al Sindaco Speranza, in qualità di massima autorità sanitaria locale, affinché:
1) venga redatto e messo a conoscenza dei cittadini un piano di bonifica dell’intera area;
2) vengano pubblicati e diffusi i risultati delle analisi effettuate sui reflui a monte e sull’acqua depurata a valle dell’impianto di depurazione;
3) venga bonificato il canale di scola (e l’area adiacente) dell’area industriale ed avviata una adeguata campagna di monitoraggio ambientale sull’intera area con analisi su diversa matrice (in primis alimentare visto anche la vicinanza di grandi aree coltivate);
4) venga realizzata una mappatura di eventuali “depositi non autorizzati” di fanghi nelle vicinanze della piattaforma depurativa e, comunque, da estendere all’intera area industriale;
5) Venga effettuato un monitoraggio delle aziende agricole in merito allo smaltimento delle plastiche da pacciamatura e da florovivaismo;
6) Venga bonificata e riqualificata l’area della foce del Turrina;
7) Venga interdetta totalmente l’area del pontile (non basta un semplice cartello…) e venga avviata la bonifica dell’intero arenile (abbattimento del pontile e rimozione dell’impianto di maricoltura spiaggiato);
8) Venga avviato l’iter per la creazione di un azienda speciale pubblica che gestisca l’intero ciclo integrato dell’acqua scongiurando così anche la privatizzazione in atto della Lamezia Multiservizi che dovrebbe e potrebbe essere l’ente pubblico gestore dell’intero ciclo.
Sinistra Critica Calabria
sinistracriticacalabria.blogspot.com
Sabato 24 ottobre tutti ad Amantea!!!
