Ha avuto inizio ieri mattina davanti al giudice monocratico Angelina Silvestri, in un’aula d’udienza affollata da difensori ed imputati, il processo a carico di 94 persone chiamate a rispondere di smaltimento abusivo di rifiuti pericolosi. Si tratta degli imputati nell’operazione “Acciaio sporco” che risale al 2010 su un presunto traffico illecito di rifiuti speciali tra Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia. Quella che l’allora procuratore della Repubblica Salvatore Vitello definì «attività redditizia soprattutto per i volumi di traffico accertati e il numero delle persone coinvolte».
Nell’udienza di ieri il giudice non ha potuto fare altro che rilevare i numerosi difetti di notifica nei confronti dell’elevato numero d’imputati, rinviando il processo all’udienza del 10 gennaio prossimo per rinnovare le notifiche mancanti. In quella data dovrà essere affrontata la richiesta di costituzione di parte civile avanzata, tra gli altri, dal Fai.
Visto che i fatti contestati sono del 2010 e che il reato di cui sono accusati gli imputati si prescrive in cinque anni, sembra difficile arrivare prima ad una sentenza definitiva.
Il processo prende spunto da un’operazione portata a termine nel gennaio di due anni fa dai carabinieri del nucleo tutela ambientale di Napoli, del nucleo operativo ecologico di Catanzaro e dai militari della Compagnia lametina. Una persona finì agli arresti domiciliari su 18 indagati (10 i provvedimenti di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, 7 gli obblighi di dimora), un’impresa fu sequestrata preventivamente insieme a 39 mezzi tra camion e rimorchi, per un valore complessivo di 15 milioni di euro.
L’imprenditore finito agli arresti domiciliari era Francesco Palmieri, 51 anni, titolare di un’azienda operante nel settore dei rifiuti. Secondo i carabinieri c’era una presunta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi; al centro di tutto, per l’accusa, l’impresa di Palmieri che avrebbe commercializzato rottami ferrosi pur senza le autorizzazioni specifiche.
Fonte: lameziaweb.biz